JOHAN SEBASTIAN BACH (1685-1750)

FRIEDRICH II VON PREUSSEN (1712-1786)

 

ii



 

 

Johan Sebastian (JS) Bach fino al 1723 era conosciuto in Germania come eccellente organista, una posizione modesta per un musicista. A 38 anni fu infine nominato Thomaskantor, cioè responsabile dell’attività musicale della Thomaskirche, la principale chiesa protestante di Lipsia.

Vincere il concorso di Kantor non era stato facile per Bach, perché tra i contendenti c’era anche George Philip Telemann, uno dei grandi compositori del barocco tedesco, che alla fine spianò la strada alla vittoria di Bach rifiutando l’incarico, perché secondo lui il salario offerto (500 talleri all’anno) non era sufficiente. Bach si aggiudicò il posto di Kantor eseguendo di fronte alla commissione due cantate sacre (la BWV 22 e 23) e dopo la vittoria si traferì da Köten a Lipsia con la seconda moglie, Anna Maria Magdalena, e quattro figli nati nel primo matrimonio, tra i quali c’era anche Carl Philippe Emanuel (CPE) Bach, destinato a diventare famoso quanto il padre. A Lipsia JS Bach ebbe ancora 13 figli da Maria Magdalena, di cui solo 7 sopravvissero. JS Bach aveva insomma una pesante famiglia da mantenere e doveva darsi da fare per incrementare il salario della Thomaskirche con altre attività, come concerti privati, scrittura e esecuzione di musiche d’intrattenimento e concerti per i funerali.

Il Kantor di Lipsia non stava certo con le mani in mano. Doveva dirigere coro e orchestra della Thomaskirche, selezionare e seguire i musicisti, i cantanti solisti e il coro e scrivere per le funzioni religiose una cantata nuova ogni settimana. In famiglia Bach erano tutti musicisti e molti dei suoi figli diventarono famosi. CPE Bach, per esempio, aveva un naturale talento musicale come il padre e fu incoraggiato prestissimo a lavorare come professionista. Infatti a 24 anni si era guadagnato un posto fisso nell’orchestra personale Friederich II der Grosse, re di Prussia.  CPE Bach fu assunto come clavicembalista di corte del re con un salario annuo di 300 talleri. In quel periodo un altro musicista dell’orchestra privata di Federico II a Potsdam, Johan Joachim Quantz, guadagnava 2000 talleri l’anno, cioè assai di più di CPE Bach, forse perché era in contatto diretto col monarca come maestro di flauto.  C’è anche chi dice malignamente che fosse pagato per stare zitto, perché molte composizioni musicali di Federico erano in realtà scritte da Quantz, ma queste sono le solite malignità. Probabilmente Quantz si limitava a riguardare le composizioni del re, che alla fine era solo un dilettante di genio.

Il kaiser Federico II di Prussia aveva assunto CPE Bach nell’orchestra di corte nel 1738, sicuramente conoscendo la fama della famiglia Bach. Tuttavia passarono diversi anni prima che il re di Prussia fosse interessato a incontrare il padre del clavicembalista di corte.  L’occasione arrivò con l’acquisto di un nuovo fortepiano, lo strumento inventato da Bartolomeo Cristofori a Firenze, che stava diventando popolare tra i musicisti di tutta Europa. I fortepiani erano predecessori dei moderni pianoforti, e come dice il nome, consentivano al pianista di percuotere le corde con forza variabile, ottenendo così un forte o un piano a comando, al contrario di quanto succedeva col le corde pizzicate del clavicembalo, che produce sempre un volume di suono costante. Federico era entusiasta del nuovo strumento e ne collezionerà ben 15 nel corso della vita, alcuni dei quali sono ancora visibili nella residenza di Sans Souci a Potsdam. Nel 1747 Federico ne aveva acquistato uno di Gottfried Liebermann, un famoso costruttore di strumenti musicali tedesco. Quando il fortepiano arrivò a Potsdam Federico lo fece provare a CPE Bach, clavicembalista di corte, ma gli venne anche la curiosità di sentire l’opinione del padre sul nuovo strumento. JS Bach era conosciuto in tutta la Germania come organista oltre che come compositore e aveva a quei tempi 62 anni, un’età più che ragguardevole nel settecento.  CPE Bach scrisse quindi al padre, pregandolo di raggiungerlo quanto prima a Potsdam, perché il re in persona aveva chiesto di conoscerlo, e questo era ovviamente un grande onore per tutta la famiglia.

Non abbiamo testimonianze sulla lettera di accettazione del viaggio di JS Bach, ma possiamo essere sicuri del fatto che “il vecchio Bach” fosse estremamente onorato dell’invito reale. Possiamo immaginarci il tono della lettera di accettazione leggendo la dedica che JS Bach dedicherà mesi dopo al re Federico nel volume a stampa di Das Musikalische Opfer, composto subito dopo il ritorno a Lipsia: “Graziosissimo Sovrano, con la più profonda sottomissione dedico a vostra Maestà un’offerta musicale la cui parte più nobile proviene dalle sue auguste mani…” e così via complimentando. Sistemati gli affari urgenti a Lipsia, JS Bach si mise in viaggio per raggiungere Potsdam.  Lipsia e Berlino erano relativamente lontane e il vecchio Bach dovette passare un paio di settimane in carrozza per giungere a destinazione.


 

Arrivò alla reggia di Potsdam il 7 maggio 1747 nel pomeriggio. Il re Federico, subito informato del suo arrivo, non lasciò a Bach neanche il tempo di lavarsi e di riassettarsi e lo mise immediatamente a provare i suoi fortepiani, inclusa l’ultima perla dal costruttore Silbermann arrivata poco tempo prima. Quando JS Bach ebbe finito di provare il Silbermann e gli altri fortepiani della reggia, gli fu presentato dal re un tema musicale su cui avrebbe dovuto improvvisare. Il tema “reale” era difficile, e qualcuno sostiene che sia stato pensato non dal re ma da un altro musicista di corte per mettere malignamente in difficoltà il vecchio Bach, o addirittura pensato dal figlio CPE Bach, convinto che il padre, che era un genio del contrappunto, se la sarebbe sicuramente cavata.

\relative c'{
\set Staff.midiInstrument=harpsichord
\clef treble
\key c \minor
\time 2/2
\tempo 2=65
\once \override Score.MetronomeMark #'stencil = ##f
c'2 ees g aes b, r4 g' fis2 f e ees~ ees4 d des c b a8 g c4 f ees2 d c4
}

È possibile anche che questo tema fosse stato davvero inventato dal re medesimo, che alla fine era un buon compositore anche se dilettante. Federico propose al vecchio musicista di improvvisare su quel tema una fuga a sei voci. Bach dette un’occhiata al “tema reale” e chiese di poterlo semplificare prima di iniziare l’improvvisazione, promettendo al re che al suo ritorno a Lipsia avrebbe composto un’opera musicale esattamente sul tema complesso che era stato proposto dal re.

A questo punto è necessario presentare il secondo personaggio di questa storia, il monarca di Prussia, conosciuto dai posteri come Friedrich II Der Grosse, Federico II, il grande.

Federico era nato nel 1712 e aveva 35 anni quando JS Bach arrivò da Lipsia a provare i suoi fortepiani. Dal punto di vista cronologico era ancora un giovane re, con però alle spalle una vita difficile e travagliata. 

Il padre, Federico Guglielmo I di Prussia, era un uomo rozzo e prepotente, interessato solo alle cose di guerra. Tuttavia la madre, Sofia Dorotea di Hannover, era una donna molto sensibile e acculturata e ebbe una notevole influenza sul figlio. Federico, nonostante i preconcetti anticulturali del padre, forse per intercessione della madre ebbe due raffinati precettori francesi, madame de Montbail e Duran de Jandun, che trasmisero al giovarne delfino il piacere della lettura e della musica. Federico suonava il flauto traverso, aveva una sua biblioteca segreta, parlava francese, leggeva l’Italiano e il latino oltre ad esercitarsi come un soldato. Le attività culturali erano praticate sempre di nascosto al padre, che arrivò persino a prendere a pedate uno dei precettori quando lo scoprì in una stanza del palazzo a insegnare a Federico la grammatica latina.  Né i libri né il flauto piacevano al re, che per fortuna era molto occupato e vedeva il figlio solo sporadicamente. Federico continuò a farsi una cultura letteraria e musicale anche con l’aiuto della sorella Guglielmina, che rimarrà sua amica e confidente tutta la vita. Verso i 18 anni era diventato amico per la pelle, e probabilmente amante, di un giovane nobile prussiano, Hans Herman Von Katte. I due divennero inseparabili e partirono insieme verso la Germania per una missione ufficiale, con la intenzione nascosta di scappare insieme in Inghilterra. Quando il padre fu informato della fuga del figlio, ordinò ai suoi agenti di portare indietro i due giovani in catene, Il che successe in breve tempo, visto che due amanti aristocratici in viaggio non potevano a lungo rimanere nascosti. I due ragazzi furono imprigionati nella fortezza di Küstrin, adesso in Polonia, e per ordine diretto del kaiser furono vestiti da prigionieri e tenuti in catene per essere subito dopo processati e condannati per alto tradimento. La pena di Federico fu commutata in mesi di prigionia, mentre per l’infelice Herman Von Kette fu allestito subito dopo il processo un patibolo sotto la finestra della prigione e Federico fu obbligato ad assistere alla sua esecuzione mediante decapitazione con la spada.

Federico sicuramente sviluppò un rancore incontenibile per il mandante dell’omicidio del suo amico-amante e fu sicuramente lieto quando il padre mori nel 1740. Nel 1733, prima di salire al trono, era stato obbligato a sposare Elisabetta Cristina di Brunswick-Bevern, ignorando il suo notorio disinteresse per le femmine. A quanto racconta Voltaire Federico era un omosessuale dichiarato e non si faceva scrupolo a cercare apertamente la compagnia di soldati e di amici occasionali.  Il matrimonio fu naturalmente un disastro e subito dopo la morte del padre Federico obbligò la moglie a lasciare la sua residenza di Potsdam e a vivere lontano dal re nel palazzo di Shönhausen di Berlino.

Federico preferiva il francese al tedesco, era amico di Voltaire con il quale intrattenne un’intensa corrispondenza e scrisse nel 1739 un’opera di teoria politica l’Anti-Machiavel, pubblicata in Francese in Belgio a cura di Voltaire medesimo. Nel libro si sosteneva che i monarchi dovevano dedicarsi all’interesse del popolo, e solo chi lo faceva avrebbe meritato di essere ricordato dai posteri. Nel corso della sua lunga vita scrisse numerose altre opere su argomenti culturali e politici.

Federico si era costruito una residenza separata da Potsdam, sulla collina a nord della vecchia reggia del padre, con serre degradanti verso il sud, il famoso Sans Souci (Senza Seccature), dove passava il tempo libero leggendo, componendo musica, suonando il flauto come solista o con la sua orchestra privata. Alla sua morte ci ha lasciato 121 sonate per flauto, quattro concerti per flauto e orchestra e quattro sinfonie, musica ancora adesso eseguita e apprezzata dai cultori della musica barocca.

Il giovane kaiser, al contrario di quanto successe a Ludwig, principe di Baviera, nonostante avesse odiato il padre e fosse coinvolto in molteplici attività artistiche e culturali, non rifuggì dagli impegni militari. Continuò a riorganizzare e rinforzare l’esercito prussiano, che in certi periodi del suo regno assorbì fino al 90 % del bilancio dello stato. Appena incoronato kaiser dichiarò guerra all’Austria, con l’obbiettivo di assicurarsi il controllo della Slesia, una regione a sud ovest della Prussia che aveva fiorenti città e suolo fertile e era controllata dall’impero austro-ungarico.  L’occasione per la guerra di Slesia, che durò dal 1740 al 1745, fu il rifiuto delle potenze europee ad accettare l’incoronazione di Maria Teresa d’Asburgo alla morte del padre Carlo VI.  La Slesia fu annessa da Federico dopo una serie di brillanti vittorie sul campo di battaglia, costituendo la base dell’allargamento della Prussia che divenne così una potenza europea. Con gli aggiustamenti territoriali del 1945 la Slesia fa parte adesso della Polonia e tutti i cittadini di lingua tedesca furono espulsi dalla regione alla fine della seconda guerra mondiale. Sic transit gloria mundi.


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